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L’avventura dei Gelati Cecchi comincia nel 1936 a Torino. E’ solo l’inizio di una storia di qualità, innovazione e amore per il proprio lavoro.

Nel 1936 Gabriello Cecchi si trasferisce a Torino. E’ originario di Ponte Buggianese, in Toscana, ma arriva dalla Francia, dove ha appreso da emigranti italiani l’arte del gelato. Insieme alla moglie e al fratello Tancredi, inaugura in Corso Palestro una gelateria da 200 posti a sedere con annesso laboratorio. L’ascesa dell’attività è rapida, anche grazie alla rinomata crema gialla, al tempo considerata la migliore di Torino. Questa particolare crema che nessuno è mai riuscito a copiare è il fiore all’occhiello di Gabriello. L’insegna in vetro con corsivo dorato su fondo acquamarina che domina la vetrina di Corso Palestro –Cecchi Gelati Naturali- ne rivela solo in parte il segreto. Gabriello infatti utilizza materie prim sceltissime, ma è la formula con cui le miscela a rendere indimenticabile le sue creme. Sono anni di boom per il gelato che nel secondo dopoguerra diviene prodotto di consumo di massa. Le ricette si affinano e si inventano nuovi modi per gustarlo. Alle tipiche coppette d’acciaio per il servizio al tavolo si aggiungono i coni in cialda da passeggio. A Torino le 3 insegne più importanti sono Cecchi, Fiorio e Pepino. Poi c’è chi, come Teofilo Sanson, non ha ancora un negozio e gira la città su un carretto a pedali distribuendo il gelato che gli fornisce il suo grande amico Gabriello.

Al termine della seconda Guerra Mondiale, che Gabriello combatte a fianco dei partigiani -è Comandante della Settantasettesimo Brigata Garibaldi in Italia e della Terza Internazionale in Spagna-, la Cecchi compie il salto verso l’industrializzazione. La gelateria di Corso Palestro sta stretta al suo ambizioso fondatore che è certo della qualità dei prodotti e vuole distribuirli oltre i confini di Torino. Nuovi macchinari e tecnologie si rendono disponibili: viene attrezzato così il primo insediamento produttivo in Via Abate Chanoux che dà lavoro, inizialmente, a 40 persone. La Cecchi produce gelati su stecco, coni, biscotti e secchielli. Il laboratorio è dotato di moderni impianti di pastorizzazione e mantecazione forniti dagli amici Bruto e Poerio Carpigiani; viene creata una rete commerciale di padroncini che effetuano vendita e consegne in Piemonte e Liguria. Alla crescita della produzione si accompagnano le prime, semplici, attività di promozione.

Negli anni Sessanta Gabriello Cecchi razionalizza l’organigramma aziendale e si dedica esclusivamente all’industria. Apre un nuovo e moderno insediamento produttivo da 3000 metri a Vinovo. Accanto a lui c’è ora il ¬figlio Raimondo, fresco di laurea in giurisprudenza. La Gelati Cecchi arriva ad avere 300 addetti, con una rete di 120 agenti che, spingendosi in tutto il Nord Italia e in parte della Costa Azzurra, arrivano a rifornire 1500 punti vendita.

Ormai il marchio è leader di mercato e la comunicazione cerca una dimensione più riconoscibile e al passo coi tempi: nasce così Cecchino, il cartoon che contribuisce ad animare il messaggio dell’azienda. Cecchino svetta sui frigoriferi e nelle targhe metalliche esposte all’ingresso dei pubblici esercizi riforniti, accanto a lui ci sono i gelati che nel frattempo sono stati ribattezzati con nomi propri: Capriccio, Canestrino, Secchiello, Mattonella, Graziella, Nobilino, Parigina, Canguro e Mela Cha Cha Cha. Nella strategia di comunicazione non può mancare lo sport e la Gelati Cecchi associa il proprio nome alla pallacanestro Biella che milita in serie A1 e annovera fra le sue fila talenti del calibro di Rudy Bennett e Charlie Caglieris. L’azienda fondata da Gabriello, nel frattempo nominato Cavaliere del Lavoro, diventa così una delle 10 più importanti industrie gelatiere italiane e, con Motta, Alemagna, Besana, Algida, Chiavacci, Sammontana, Toseroni, Sanson e Tanara, dà vita a un’associazione di categoria che per un biennio viene presieduta da Raimondo Cecchi. All’apice del suo successo, all’inizio degli anni Settanta, all’interno di un generale fenomeno di concentrazione aziendale, la Gelati Cecchi viene acquisita dal gruppo Barilla attraverso la controllata Tanara, per confluire poi nel gruppo Italgel Sme, insieme a Motta ed Alemagna.

Gabriello Cecchi diventa quindi dirigente del gruppo Italgel, occupandosi di ricerca e sviluppo. All’inizio degli anni Ottanta nasce un marchio dedicato all’alta ristorazione che incontra immediatamente i favori del pubblico: Antica gelateria del Corso. Il Cavaliere segue passo dopo passo lo sviluppo del progetto che dà vita a prodotti indimenticabili come il cocco gelato, il limone gelato e il famosissimo tartufo. Nel 1993 il gruppo Italgel viene venduto per 475 miliardi di lire alla multinazionale svizzera del settore alimentare Nestlè. La famiglia Cecchi esce così definitivamente dal mondo dei gelati, fatta eccezione per Silvano Moschini, fratello di Luisa Cecchi, moglie del Cavaliere, che nella sua gelateria artigianale di via Nizza porta avanti la tradizione di famiglia. E’ Silvano che tramanda sino ai giorni nostri il segreto del ‘gelato d’altri tempi’, segreto che gli è valso onorificenze internazionali e il riconoscimento in Italia delle guide Gambero Rosso e Slow Food.

Stefano Gabriello Cecchi, nipote di Gabriello e figlio di Raimondo, fondatore di una casa discografica, creatore di luxury brands e consulente globale di comunicazione, decide di ridare vita alla formule magiche del nonno Gabriello riproducendone fedelmenti i gusti che vengono riadattati agli standards contemporanei. Stefano li rende così disponibili in tutto il mondo grazie alla tecnica di conservazione che si serve esclusivamente del freddo. La storia è cominciata a Torino nel 1936 e da Torino deve ricominciare.


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